Chiesa del Carmine

27.05.2015 13:09

 

L’8 settembre 1565 Vincenzo II La     Grua Talamanca Toch e Manriquez donò alcune case che sorgevano nello spazio in cui esiste l’attuale chiesa del Carmine, un suo giardino nominato di Gatto, entro il quale si fabbricarono le camere del dormitorio del convento e un altro giardino di Gian Domenico Gianello.

Il barone Vincenzo La Grua Talamanca diede testimonianza di carità verso i padri carmelitani concedendo loro il più glorioso dei privilegi: quello della fiera marca nella festività di SS Del Carmine, come apparve nella concessione alla corte dei giurati di Carini. Il convento ebbe la sua Chiesa e fu cominciata dal Padre Antonio Guercia di Carini, che fu priore del convento per ben 21 anni e portato a compimento sotto il priorato del Padre Antonino Guercia, nipote del precedente.

Essa è intitolata alla Beata Vergine del Carmelo ed ha molte insigne reliquie dei Santi Adriano, Agapito, Feliciano, Aurelio, Abbondio e Mauro, con un vaso pieno di sangue dei suddetti martiri e altri reliquie dei santi martiri Crispino, Natolio, Benedetto e Felicola. Dovrebbe pure esservi una reliquia della spina della Croce di Nostro Signore, la quale fu portata da un Santo arcivescovo greco, sepolto nella Chiesa del Carmine di Termini. Vi sono quadri di S. Giusto, S. Paolo, S. Girolamo e di S. Sebastiano ed una statua in legno dorato di S. Anna con la Madonna.

I lavori terminarono nel 1606, anno in cui il vescovo Matteo Orlando, Vescovo di Cefalù e Superiore Generale dei Carmelitani, in segno di riconoscimento e rispetto delle sue origini, donò ai carmelitani la monumentale fontana collocata al centro del Chiostro dell’annesso convento.

L’esterno presenta a destra, una torre campanaria che conserva ancora il suo aspetto originario, caratterizzato da una struttura quadrata a conci di stufo rettangolari, sormontata da una piccola cupola sferica di colore rosso di gusto arabeggiante.

Alla fine del ‘700 risalgono alcuni interventi di costruzione resi necessari per il crollo della prima navata della Chiesa. In questa occasione, oltre al rifacimento della volta, fu deciso di decorare interni secondo lo stile dell’epoca, già incline al nuovo gusto neoclassico. L’interno ad un’unica navata con cappelle laterali conserva diverse statue lignee e tele del ‘700.

Nella parte adibita a coro, fa da sfondo un maestoso organo di gusto tardobarocco.

 

Chiostro del Carmine

Nella metà del 1800 il Convento diviene sede dei comitati rivoluzionari che preparano l'insurrezione contro i borboni; nelle celle i cospiratori si riunivano al sicuro fomentando il popolo e reclutando i picciotti per l'insurrezione del 4 aprile alla Gancia.

Il chiostro ha pianta rettangolare, con sette arcate a tutto sesto nei laterali e sei all'ingresso e di fronte. Sul retro si trova il giardino del Convento, mentre meritevole di nota è il campanile, originariamente a cuspide e rielaborato nel 1758 in stile barocco, tra le cui armoniose campane si distingue per il particolare ed imperioso suono la più grande, chiamata dai carinesi : “a brocca ò Carminu”.